Storia di una vita Vivilight

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Schiavi d’amore o della tecnologia?

E’ vero che siamo diventati quasi schiavi della tecnologia moderna – guardiamo sempre meno le persone negli occhi quando le abbiamo accanto, per fissare gli schermi illuminati dei nostri smartphone – ma certe volte questa tecnologia non solo ci aiuta, ma ci avvicina alle persone.

Galeotte le foto di Capodanno, mi è arrivata una richiesta di amicizia su Facebook. Che poi io, a parte i gruppi Vivilight e Workout Italia non utilizzo molto Facebook. Ma l’ho notata. Faceva bella mostra di sé quel piccolo uno rosso sulla iconcina blu del mio telefono. Non posso negare di aver provato una forte emozione quando ho visto la sua richiesta di amicizia. Gabriele. Quel nome così antico ma anche melodioso, o almeno lo è alle mie orecchie.
Inutile dire che ho accettato subito la sua richiesta, felice ma imbarazzata allo stesso tempo.

Il giorno dopo mi ha scritto un messaggio privato ed abbiamo chiacchierato un po’ del più e del meno e ho provato nuovamente quella sensazione di intesa che avevo già provato la scorsa settimana. Una sensazione di assurda familiarità, come se ci conoscessimo da mesi e mesi, e non solo da qualche parola. Ho provato calore, tanto. Parlare con lui è stato piacevole, confortevole e tanto rassicurate. Mi ha chiesto tanto di me e abbiamo davvero tanti, tantissimi punti in comune.

Anche a lui piace correre un po’ la mattina presto, durante le albe silenziose cittadine.

Ne abbiamo approfittato per darci appuntamento al parco alle 6 della mattina successiva. Io ho accettato d’istinto, senza pensare che magari non sarebbe stato opportuno mostrarsi a lui, la seconda volta, senza un filo di trucco e con una tenuta non proprio elegante. Non ci ho pensato nemmeno a disdire per questa ragione sciocca. Mi sembra che lui sia una persona “diversa”, che sappia guardare oltre.
Non è stato facile dormire, per nulla. Credo di aver chiuso gli occhi solo per 3 ore o poco più, ma ero davvero troppo emozionata. Abito proprio vicino al paro e quindi mi sono incamminata solo 5 minuti prima e sono arrivata anche con 2 minuti di anticipo. E lui era lì.

Mi ha accolta con l’abbraccio del suo sorriso e quasi mi hanno ceduto le gambe per quanto era tutto surreale e bellissimo. Lui incluso.

Abbiamo corso, silenziosi. Ogni tanto ci guardavamo e il suo sorriso mi trafiggeva il petto come la più dolce delle spade, affilata e letale. Se solo avessi potuto, sicuramente avrei corso con i pedi staccati da terra di almeno 10 centimetri per quanto ero euforica. E l’euforia di averlo accanto si caricava dell’endorfina dovuta dall’attività fisica, facendomi sentire bene. Bene.

Dopo mesi.

Dopo aver finito, siamo andati in un bar. Solo pochi erano gli avventori a quell’ora. Un estratto di frutta per me, un caffè macchiato per lui. E lì ho dovuto affrontare davvero i suoi occhi nei miei.

Vorrei dire che non sono arrossita, che non volevo tuffarmi dentro quel castano e perdermici per sempre, ma non è stato così. Lui mi ha accarezzato lievemente la guancia e mi ha sorriso.
Mi ha accompagnata a casa e mi ha baciato dolcemente la guancia prima di andare via. Tutto questo è avvenuto stamattina. Ed io credo di essere cotta definitivamente.

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