Storia di una vita ViviLight

running sveglia

Suona la sveglia.

Mi stropiccio gli occhi e vedo che fuori è ancora buio. Sono le sei di mattina, ma sembra ancora notte fonda, non filtra nulla e nel cielo non ci sono nemmeno le stelle. Devo alzarmi e fare tutto in silenzio, se non voglio svegliare tutti.

Dopo una rapida puntatina in bagno, mi infilo i leggins, una maglietta a a maniche lunghe, calze e scarpe da running. Indosso il mio nuovo giaccone termico, per non congelare lì fuori ed esco quando il cielo inizia ad arrossire appena.

La fascia cardio è bella stretta sul torace, pronta a misurare i miei battiti ed il mio lettore mp3 inizia a suonare nelle mie orecchie una playlist selezionata proprio per dare la carica.
In tutti i miei movimenti mi sento distaccata, come se guardassi la mia vita avvenire dall’esterno e non ne fossi la protagonista.

Un passo si avvicenda ad un altro. Poi un altro. Ed un altro ancora.

Tempo fa non lo avrei mai detto che mi sarei svegliata prima dell’alba per correre. Ma tante sono le cose che non conoscevo. Non conoscevo i disturbi alimentari, per esempio.
Nell’ultima seduta abbiamo parlato un po’ di quello che è il mio rapporto con il cibo. “Morboso” l’ho definito. Non era mai la mia pancia ad avere fame, ma solo la mia anima. Colmare i vuoti con il cibo. Mangiare fino a non poterne più.

Quindi questa mia anoressia nervosa è solo una faccia del mio complesso quadro emotivo e psicologico.
Chissà perché? Perché qualcuno nasce con la tendenza a fare quello che faccio ed ho fatto e molti altri no? Quante persone che vengono derise e giudicate perché in sovrappeso sono vittime, come me, dei loro stessi sentimenti ed emozioni?
La consapevolezza aiuta, ma fa anche paura.

Paura perché certe volte è difficile tenere a bada certe pulsioni. Mi sono davvero fatta fprza per riprendere a mangiucchiare qualcosa, ma far tacere quella voce dentro che mi dice che ritornerò grassa non è facile. Non lo è per nulla.
Ma questa sarà la mia battaglia. La battaglia per la mia vita che io devo vincere per potermene riappropriare in pieno.

Sento le gocce di sudore imperlarmi la fronte e scendere sul viso, mentre le strade, dapprima quasi deserte, iniziano a popolarsi. Macchine, scooter e autobus.
Guardo l’orologio e vedo che sono già le 7.35.
Ho corso poco più di un’ora, senza nemmeno rendermene conto.
E come ci sono riuscita? Un passo alla volta. Ed è proprio così che vincerò.
Un passo alla volta.

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